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Updated by Graffio on Apr 08, 2020
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Pillole di informazione digitale

Segnalazioni su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...

ASPETTI ‘ECONOMICI’ SULLA DIDATTICA A DISTANZA – SCACCO AL WEB : novità ed idee per il Web e la comunicazione digitale

Come scegliere la piattaforma per la didattica a distanza, le tipologie di costi conseguenti e le implicazioni sul sistema-formazione e sulla nostra intera 'società'.
Causa emergenza Covid-19 moltissimi istituti di formazione hanno adottato 'a caldo', ovvero 'sul momento' piattaforme di casa Microsoft o Google per realizzare video-lezioni e didattica a distanza mentre in alcuni casi docenti hanno adottato in ordine sparso altre soluzioni come Zoom. ‘A freddo’, ora che queste piattaforme stanno per ri-aumentare i costi di accesso (abbassati o azzerati per convincere docenti e dirigenti del loro utilizzo durante la pandemia), è necessario mettere a fuoco alcune questioni ‘economiche’ (in senso lato) per permettere a chi dirige il sistema-scuola in Italia a prendere scelte consapevoli e più utili possibili per tutte/i noi

Tanti invocano l'app anti-coronavirus Parliamone con gli esperti (prima parte)

Di fronte all'aumentare tragico dei morti e alla paralisi delle attività che sta lasciando senza soldi per vivere tante persone, moltissimi stanno invocando un'app, sullo stile di quelle usate in Cina, a Singapore o in Corea, che consenta di tornare alla vita normale, di poter uscire di casa e di poter tornare a lavorare. La disperazione è tale che molti sono disposti a rinunciare alla propria privacy pur di uscire da questo dramma e trovano grottesca e assurda l'idea di anteporre la riservatezza delle persone alla sopravvivenza delle persone stesse.

Pensieri come "Non me ne faccio niente della mia privacy se sono morto o senza lavoro" sono molto diffusi e umanamente comprensibili. Ma il panico è cattivo consigliere, ed è proprio nei momenti di panico che bisogna essere razionali, per evitare di fare scelte che peggiorino le cose invece di risolverle.

Lascio da parte momentaneamente il fatto che la privacy è un diritto fondamentale per il quale si è combattuto a lungo, del cui valore ti accorgi solo quando lo perdi e che non va sacrificato senza pensarci bene e sottolineo che l'app di tracciamento è cosa ben diversa dal rilevamento di massa della localizzazione dei telefonini in forma anonimizzata che è già in corso per esempio in Italia e in Svizzera.

In sintesi, le mie obiezioni principali sono queste...

Come scongiurare l’uso privato dei Big Data nel controllo sanitario | il manifesto

Emergenza e democrazia . Deve essere esplicito e controllabile chi farà le stime, quali i criteri adottati, come avverrà l’anonimizzazione, chi risponderà delle garanzie democratiche.
[...]
Nessun server privato può essere legittimato al tracciamento degli spostamenti dei cittadini, a monitorare le condizioni di salute, conservando le informazioni per l’uso in caso di contagio, o peggio a definire le persone in categorie basate sulla loro potenziale immunità infettiva. Scenari che speriamo resteranno solo esercizi di stile dell’immaginazione di una tecnodistopia.

Giocare o essere giocati - Laboratori online durante il lockdown

LABORATORI DI PEDAGOGIA HACKER
a cura di C.I.R.C.E e Maurizio “Graffio” Mazzoneschi

SECONDO INCONTRO SPERIMENTALE:
"GIOCARE O ESSERE GIOCATI"

Piattaforme social, videogiochi e dipendenze

Dopo la buona riuscita del primo incontro online del LABORATORIO DI PEDAGOGIA HACKER, abbiamo deciso di proseguire su questa strada.
Venerdì 3 aprile dalle 16-19 si terrà il secondo incontro, dal titolo “Giocare o essere giocati”, per un numero massimo di 20 partecipanti sulla piattaforma JITSI.

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Didattica a distanza: Riflessioni su metodo e contenuto, piattaforme e big tech, conoscenza e competenze.

Didattica a distanza: Riflessioni su metodo e contenuto, piattaforme e big tech, conoscenza e competenze.

Il podcast di una chiacchierata a proposito di Didattica a distanza ed e-learning durante l'ora di buco, trasmissione sulla scuola in onda tutti i martedì su Radio Onda Rossa.

Didattica collaborativa vs didattica frontale? E' possibile riprodurre la lezione frontale in classe attraverso le videochat? Il meteodo e il contenuto. La scelta delle piattaforme determina il metodo didattico.

Sulla questione del divario digitale, che pure è fondamentale quando si parla di didattica e lavoro a distanza consiglio l'articolo di Mantellini su Internazionale: Il divario digitale è una zavorra per l’Italia

Restiamo a casa, ma continuiamo a vederci!

Un elenco di server che mette a disposizione banda e spazio per videochat.
Continuiamo a lavorare, studiare, socializzare grazie a Jitsi Meet. Jitsi Meet e [Multiparty-Meeting] Multiparty-Meeting
Sono due progetti Open Source che permettono di effettuare videochiamate semplicemente aprendo un URL tramite browser, senza installare programmi, senza registrarsi.

Il dominio di Big Tech - Comune-info

L’emergenza Coronavirus, con l’aumento del tempo trascorso su web, lo smart working e l’insegnamento a distanza, spinge a grande velocità i processi inarrestabili di cattura delle vite delle persone, campionate attraverso i dati personali. Giganti dell’informatica come Google, Amazon, Microsoft, Facebook e Apple si sono buttati a capofitto per approfittare di questa straordinaria occasione per accumulare dati. Tuttavia, spiega Davide Lamanna, esistono saperi, strumenti e movimenti con cui creare alternative, ma sarà un processo lungo, complesso e collettivo. “Perché dovrebbe essere facile? Avete mai sentito di una rivoluzione avvenuta senza coraggio e impegno?”
Articolo di Davide Lamanna

Le Dita Nella Presa: Le app al tempo del coronavirus... | Radio Onda Rossa

Nonostante Zoom, l'app per videoconferenze Zoom, proclami di essere estremamente attenta alla privacy degli utenti, la sua app per iOS forniva a Facebook dati sugli utenti e connessioni, anche se il login non avveniva da Facebook e anche se l'utente non aveva proprio un account Facebook. Restando sull'argomento riportiamo anche qualche interessante "feature" della versione premium di Zoom, probabilmente utile per i datori di lavoro interessati a controllare i propri impiegati.

Nella seconda parte della trasmissione si parla di App per il monitoraggio della popolazione anti-covid-19: Singapore, Iran, Corea.

Il divario digitale è una zavorra per l’Italia - Massimo Mantellini - Internazionale

Per affrontare l’emergenza coronavirus le scuole e il mondo del lavoro avrebbero bisogno di un’infrastruttura tecnologica più democratica ed efficiente.
Le ragioni per cui il divario digitale dovrebbe essere un tema centrale della politica nazionale sono due. Perché colpisce i più deboli e perché riguarda ormai un numero molto rilevante di nostre attività. Non è solo la scuola a esserne colpita: l’informazione, l’acquisto di beni e servizi, i rapporti con l’amministrazione, l’intrattenimento e il lavoro stesso sono silenziosamente scivolati nel giro di pochi anni da un contesto analogico a uno digitale. Una trasformazione di abitudini e competenze da cui un numero molto alto di italiani è rimasto almeno in parte escluso.
[...]
Nessuno ha pensato di incentivare e supportare tecnologie e servizi che aumentassero le possibilità e l’intelligenza degli italiani rispetto ad altre che la diminuivano. Il mobile first è diventata la religione di tutti e oggi ne osserviamo gli effetti con inattesa chiarezza: come la facciamo – amici – la didattica digitale se a casa non abbiamo più né pc né linea fissa? Dallo schermo da 5 pollici del cellulare, ovviamente, e consumando i giga del proprio piano dati per “fare lezione”.

Privacy a rischio anche se il dato è anonimizzato - Agenda Digitale

Secondo un recente studio, negli ultimi anni numerosi dataset apparentemente anonimi sono stati re-identificati: soddisfare lo standard della “vera” anonimizzazione sarebbe molto difficile.
Siamo sicuri che anomizzare un dato sia garanzia di privacy? Ci sono crescenti dubbi a riguardo: sembra che sia possibile infatti risalire alle identità delle persone a cui quei dati fanno riferimento. De-anonimizzarli, insomma. Con l’intelligenza artificiale.

Un recente studio condotto dai ricercatori delle Università di Londra e di Lovanio (Belgio) ha dimostrato proprio questo: la possibile ed agevole re-identificazione di dati anonimizzati mediante “modelli generativi”nell’alveo del Machine Learning.

Un ossimoro nella nozione stessa di “anonimizzazione” e che può determinare seri rischi per i diritti e le libertà degli interessati.

Zoom condivide i dati degli utenti con Facebook, anche di quelli senza profilo - Tecnologia

Zoom è una delle applicazioni per videochiamate di gruppo diventata molto popolare per il telelavoro e la didattica in seguito all'epidemia di coronavirus. Nella sua versione per iPhone però invia alcuni dati sugli utenti a Facebook, anche nel caso in cui non abbiano un proprio account sul social, senza dichiararlo nelle condizioni sulla privacy.

A scoprirlo è stata un'analisi condotta dal magazine tecnologico Motherboard.
Vedi anche l'articolo su DDay.it

Lavori da casa? Sarà meglio spegnere Alexa

Davvero vorresti che informazioni confidenziali finissero nelle mani di sconosciuti?
«Forse siamo un po' paranoici» - ammette l'avvocato Joe Hancock, dello studio legale britannico Mishcon de Reya - «ma ci viene richiesto di riporre molta fiducia in queste organizzazioni e in questi dispositivi. Preferiremmo non assumerci questi rischi».
La paranoia e la fiducia di cui parla l'avvocato Hancock riguardano un'unica classe di oggetti (e le aziende che li producono): gli assistenti personali virtuali - come Alexa, ma anche Google Assistant e Siri - cui pressoché tutti possono accedere dallo smartphone e molti dallo smartspeaker.
Li abbiamo sempre vicino, sono in grado di captare ciò che diciamo (sia perché glielo ordiniamo, sia per errore) e di ciò che hanno registrato fanno un uso che nel recente passato s'è dimostrato non esattamente trasparente.

Trattamenti meno problematici se si invoca la salute pubblica - Il Sole 24 ORE

Sancito dal Gdpr, il principio è stato, per esempio, adottato dal decreto legge 14 del 9 marzo

Nei momenti di emergenza il diritto alla riservatezza cede il passo alla tutela della salute e dell’interesse pubblico. Nel giudizio di bilanciamento prevalgono i bisogni della collettività, con alcune limitazioni. Lo prevede espressamente il Gdpr che all’articolo 6 stabilisce che la base giuridica del trattamento, oltre al consenso dell’interessato, può essere la tutela degli «interessi vitali» o l’ «esecuzione di un compito di pubblico interesse».

Il perimetro
A precisare quale sia la finalità pubblica nel l’attuale contesto ci ha pensato l’articolo 14 del decreto legge 14 del 9 marzo laddove ha previsto che i soggetti deputati a monitorare e garantire le misure urgenti legate all’epidemia possono effettuare tutti i trattamenti dei dati ritenuti necessari all’espletamento delle loro funzioni per garantire la protezione dall’emergenza sanitaria.

Lezioni online, ecco come vengono trattati i dati personali - Il Sole 24 ORE

Se uso piattaforme come Google Hongouts o Zoom per le videoconferenze o per le lezioni con gli studenti, quali dati personali vengono registrati?
Alcune risposte alle domande frequenti relative all'uso dei dati personali da parte dei proprietari delle piattaforme utilizzate per la scuola a distanza.

Call e attività via web: anche la privacy va in quarantena - Il Sole 24 ORE

Le app per videochiamate chiedono il consenso all'uso dei dati personali: senza, niente servizio.
«Ci vediamo in videoconferenza». O ancora: «Ragazzi, domani lezione online». Messaggi che in questi giorni sono diventati popolari. E scatta la corsa per scaricare le applicazioni che consentono di vedersi e sentirsi a distanza,da Google Hangouts a Zoom a Meetings. Per citarne solo alcune. La necessità è dotarsi degli strumenti che ci consentano di lavorare stando a casa e permettano di assicurare agli studenti un minimo di continuità didattica in questi tempi di serrata prolungata delle scuole.

Non ci si sofferma troppo, pertanto, sulle richieste delle app in fase di registrazione, quando ci si chiede di acconsentire all’uso dei nostri dati personali - dall’agenda telefonica alle foto caricate sul dispositivo che stiamo utilizzando - per poter accedere al servizio. Pur di riuscire a collegarsi con i nostri colleghi o non perdere la lezione della professoressa si dice “sì” a tutto. Di questi tempi, anche i più attenti al problema della privacy non vanno troppo per il sottile. Perché le priorità sono ben altre.

Amazon, Netflix e YouTube ridurranno la qualità dei video

La pandemia in corso, e la quarantena che ha causato, stanno causando tutta una serie di conseguenze impreviste.
Google, per esempio, s'è trovata nella condizione di dover sospendere gli aggiornamenti a Chrome e Chrome OS. Amazon Prime Video, Netflix e YouTube, invece, dovranno iniziare a ridurre la quantità dei loro contenuti in streaming.
Il motivo, a ben pensarci, è persino ovvio. Con la diffusione del telelavoro - o, per gli amanti degli anglicismi, smart working - la risorse della Rete vengono sfruttate fino ai limiti della loro capacità: ciò può portare a rallentamenti e disservizi, quando le risorse non sono sufficienti per soddisfare tutti.

Raccogliere i dati personali può servire a ridurre i contagi? - Alessio Marchionna - Internazionale

Dagli Stati Uniti all’Italia c’è chi propone di usare le nuove tecnologie per localizzare i contagiati e chi non rispetta le norme. Ma ci sono dubbi sulla privacy, e non è detto che la strategia funzioni.
Negli ultimi giorni l’aumento delle persone contagiate dal nuovo coronavirus in tutto il mondo ha fatto crescere anche il livello di allarme di governi e cittadini, e di conseguenza le richieste di adottare misure severe ed efficaci per frenare l’epidemia. Dall’Italia a Israele passando per gli Stati Uniti, tra le proposte c’è quella di usare in modo più esteso e invasivo gli strumenti tecnologici a disposizione, in particolare quelli che consentono di tracciare gli spostamenti delle persone.

Cellulari, app e privacy ai tempi della pandemia

Tempi eccezionali richiedono interventi eccezionali. Come non essere d'accordo?
Ma questo non vuol dire che in tempi eccezionali qualsiasi cosa vada bene, debba essere accettata, o possa essere realizzata senza nessun riguardo.
[...]
La realizzazione di app che permettano di sapere, da uno smartphone, se ci sono contagiati vicini o se durante i propri spostamenti ci si sia trovati vicino a un contagiato, è una misura che in Cina e in Corea è stata realizzata, e che sembra sia stata efficace come aiuto per contenere la pandemia.
Il "sembra" è d'obbligo, visto che il rapporto causa/effetto tra la realizzazione di una tale app (che dal punto di vista della privacy e del tecnocontrollo è un abominio) e un efficace contenimento della pandemia è tutto da dimostrare;

Ambienti digitali per l’apprendimento – steve

(Questo articolo ripropone con minime modifiche il Capitolo 1 del testo omonimo, scritto in collaborazione con Morena Terraschi e pubblicato da Anicia nel 2000. Sì. Avete letto bene.)
[...]
La FaD ha modi e caratteri suoi propri, che hanno senso indipendentemente dalla collocazione fisica degli attori.

Noi non pensiamo che questa collocazione della FaD come caso particolare – limitato dal suo svolgersi attraverso uno spazio significativamente esteso – della formazione tradizionale sia la maniera più corretta di pensarla. La FaD è un processo originale, per certi versi parallelo alla formazione, che richiede un ripensamento dei ruoli (studenti e docenti), delle strategie di insegnamento/apprendimento e di quelle di valutazione.

Coronavirus e smartworking: oltre 11 milioni di italiani senza connessione | Milena Gabanelli - Corriere.it

Il coronavirus obbliga tutti al lavorare da casa, il mega test improvvisato fra arretratezza tecnologica e infrastrutturale. L'inchiesta di Milena Gabanelli.
Prima dell’emergenza Coronavirus a lavorare da casa in Italia erano in 570 mila, il 2% dei dipendenti, contro il 20,2 % del Regno Unito, il 16,6% della Francia e l’8,6% della Germania. Poi è esplosa la pandemia e in due settimane, ci comunica il Ministero del Lavoro, 554.754 lavoratori sono stati mandati a lavorare da casa. Numeri che crescono di giorno in giorno: i maggiori operatori telefonici segnalano che il traffico dati sulle linee fisse è aumentato in media del 20% con picchi del 50%. È il più grande esperimento di lavoro a distanza mai attuato nel nostro Paese.

Le Dita Nella Presa: Guida per la sopravvivenza digitale nell'epoca dell'autoisolamento | Radio Onda Rossa

Ora che siamo entrati nella nuova era dello "stai a casa" ci troviamo ad affrontare il problema del comunicare con altre persone necessariamente attraverso strumenti digitali.

In questa trasmissione (fatta anch'essa in modalità sperimentale a distanza) presentiamo due software che possono essere utilizzati per incontrarsi o fare un'assemblea in virtuale, utilizzando o meno anche il video, fornendo un livello di fiducia superiore ai vari software commerciali che in questi tempi stanno (ri)spuntando come soluzioni comode al problema.

Alta diagnostica e controllo sociale, il modello Corea del sud ribalta i numeri | il manifesto

Così vicini, così lontani. Imbarazzante il paragone con l'Italia. 8 mila casi contro 15 mila, 71 morti contro oltre mille. Nel paese asiatico meno posti in rianimazione e più tecnologia. Tamponi (a pagamento) senza scendere dall’auto.
Per risalire ai contatti avuti da un paziente non si esita a utilizzare tracciati gps dei telefoni, dati sull’uso delle carte di credito e telecamere a circuito chiuso. Per ottenere queste informazioni sono state integrate le banche dati della polizia, delle società telefoniche, delle assicurazioni sanitarie e delle autorità finanziarie. Come altrove, il costo di un sistema sanitario impreparato davanti alle emergenze si è scaricato sui cittadini in termini di salute, ma anche di controllo sociale.

Coronavirus, il racconto di un italiano che vive in Cina: "Due diverse app sui nostri telefoni, così il governo contr...

Il New York Times aveva rivelato in un suo recente articolo l'esistenza di una delle due app e ora un italiano appena rientrato lì dall'Italia spiega a Ilfattoquotidiano.it come in realtà le applicazioni usate dal governo siano due e racconta la sua esperienza di messa in quarantena.
Due diverse applicazioni installate sugli smartphone di milioni di persone che registrano i loro dati personali e monitorano tutti i loro spostamenti. Tempestività, controllo e coinvolgimento attivo della popolazione. Così la Cina verifica che i suoi abitanti rispettino la quarantena imposta per sconfiggere l’epidemia di coronavirus e riesce a risalire a tutte le persone con cui è entrato in contatto chi risulta poi essere infetto. Un sistema di sorveglianza complesso, che mette in secondo piano privacy e libertà individuali, ma che dopo 50 giorni sta iniziando a dare risultati: negli ultimi giorni a Wuhan, città focolaio del contagio, sono stati registrati appena una decina di casi al giorno.

Coronavirus e smart working, reti sotto pressione

Il traffico di rete cresce in maniera esponenziale in questi giorni, mettendo sotto pressione i network dopo la crisi coronavirus fra telelavoro, gaming e video in quantità.

le VideoChat didattiche al tempo del Coronavirus – SCACCO AL WEB : novità ed idee per il Web e la comunicazione digitale

Gli effetti negativi del blocco della didattica in tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado potrebbero essere mitigati dalle procedure di e-learning e video-chat didattiche? Niente sostituisce l'efficacia della presenza nel rapporto docente-discente ma le procedure di e-learning così come quelle di video-chat didattiche possono sicuramente essere di aiuto come in questo periodo di emergenza da epidemia-virus.